Si sono chiusi i Giochi Paralimpici Milano Cortina 2026 ma la fiamma degli atleti continua ad ardere più forte che mai: è quel fuoco che brucia dentro e che fa spostare il limite sempre un po’ più in là, anche nel quotidiano, giorno dopo giorno. Perché certi risultati non si improvvisano, ma si conquistano con coraggio e determinazione.
Il Collegio Balbi Valier non si è fatto sfuggire l’occasione di poter vedere da vicino quanta forza gli atleti paralimpici mostrino nella competizione più seguita e partecipata al mondo, quest’anno a Cortina: venerdì 13 marzo insegnanti e ragazzi della scuola secondaria di primo grado hanno raggiunto l’Olimpya delle Tofane per assistere alla gara di sci alpino, ritornando a casa con gli occhi e il cuore pieni di stupore, e pure con tanta soddisfazione per l’argento conquistato da Giacomo Bertagnolli nella categoria Slalom Gigante Vision Impared e per l’oro di René de Silvestro nella categoria Sitting.
Tra i ragazzi, c’è chi riporta il brivido di aver preso l’ovovia per la prima volta, chi il divertimento di aver giocato sulla neve, tutti la felicità di aver assistito a un evento «così importante per il mondo intero e così vicino noi». Ritrovarsi a fare il tifo per la propria nazione tra tifosi di nazionalità diverse ha fatto effetto.
«Durante l’arco della giornata abbiamo osservato tutti gli atleti e urlato a squarciagola quando scendevano quelli italiani» racconta Gaia.
Si inserisce Riccardo: «quando è cominciata l’ultima gara tutti noi abbiamo osservato attentamente per vedere se l’italiano Renè de Silvestro avrebbe mantenuto la prima posizione ottenuta alle qualificazioni: eravamo tutti agitati, stava correndo in modo superbo – con salti da campione e sfrecciando come un lampo, – soggiunge Pietro D. – e il suo vantaggio aumentava, finché ha tagliato il traguardo».
«Abbiamo urlato “Renè” a tutta potenza e due secondi dopo l’abbiamo visto in vetta alla classifica – continua Gaia – eravamo felicissimi», «e talmente contagiosi nei festeggiamenti che siamo finiti sul maxi schermo» ricorda Riccardo.
Giovanni aggiunge: «Mi sono sentito coinvolto come se fossi un pezzo dell’Italia».
Colpiscono soprattutto le riflessioni che i ragazzi sono riusciti a trarre sul significato dell’evento.
Per Diego «è stata la gita migliore di sempre perché abbiamo assistito alla tenacia e alla determinazione degli atleti paralimpici, un grande esempio per noi».
«Mentre questi grandi atleti scendevano – chi ipovedente, chi senza un braccio o addirittura due, chi con protesi o senza l’uso di entrambi gli arti inferiori – io pensavo che sono veramente bravi, perché magari dopo un incidente si sono rimboccati le maniche tante, tante volte» riflette Giulia.
Di qui l’insegnamento che i ragazzi traggono all’unisono: «Se succede qualcosa nella nostra vita che crediamo non ci faccia più andare avanti, non dobbiamo rinunciare a ciò che ci rende felici ma fare con quello che abbiamo, trasformare la paura in energia positiva, crederci e non mollare, e il problema prima o poi si supera: addirittura la disabilità può diventare un superpotere».

«La libertà di andare avanti – incalza Emily – Ecco che cosa sono per me le Paralimpiadi: un segno di speranza».
«Per me è stato fantastico anche perché mi ha “aperto la mente” – riconosce Gioele – pensavo fossero molto più scarsi degli atleti olimpici invece non è così: quello che ho visto è stato spettacolare».
Anche Giorgia dopo questa esperienza si sente «cresciuta molto mentalmente, perché ho pensato a quanto tutti noi siamo fortunati ad avere tutte le nostre parti del corpo: sembra scontato, ma non lo è» e sottolinea l’importanza di abbattere il muro del pregiudizio o della presa in giro.
Adele S., in più, ha colto il lavoro di squadra e lo spirito di collaborazione: «Gli atleti durante le gare si rispettano a vicenda, è molto importante perché mostrano alle persone che, anche se si è in competizione, si può comunque essere amici».
E poi c’è chi non ha potuto fare a meno di ammirare il paesaggio circostante. Pietro D.: «Nel frattempo riflettevo sulle montagne di Cortina: sembrano dipinte da un pittore, sono delle montagne spettacolari, ed è grazie a queste montagne che c’è un elevato numero di turisti».
Per Leonardo questo è sicuramente stato posto dagli insegnanti tra gli scopi dell’uscita: «vedere quanto è bello il territorio italiano: il paesaggio, la neve, le montagne», scenario scelto non a caso per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2026.
La giornata ha lasciato dunque più di un segno, soprattutto fiducia nei sogni!
