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9 Marzo 2026
SP S1

Il mio posto nel mondo: Atleti paralimpici al Collegio Balbi

Nel giorno in cui si aprono le Paralimpiadi Milano Cortina 2026, Venerdì 6 Marzo al Collegio Balbi Valier si è fatto scuola attraverso storie di sport e di vita. Storie vere che parlano di limiti ma soprattutto di possibilità.

Gli alunni della scuola secondaria di primo grado e delle classi quarta e quinta della scuola primaria si sono accostati al mondo della disabilità incontrando atleti paralimpici diversi, credibili testimoni di speranza. Forse per la prima volta i ragazzi hanno potuto cogliere nella diversità non ciò che manca, ma ciò che c’è: coraggio, determinazione, fiducia, voglia di mettersi in gioco… vita amata e veramente vissuta. Perché se c’è un fuoco che brucia dentro, quello è il motore che sostiene la fatica e spinge oltre ogni ostacolo; è la motivazione che sposta il limite – che esiste – un po’ più in là.

 

A parlare ai ragazzi c’erano Damiano Marini, in carrozzina dopo un incidente stradale, campione italiano di Handbike (2023) e di Paratriathlon (2024); Davide Nadai, con una protesi a una gamba a seguito di un incidente stradale, medaglia d’oro agli Invictus Games e medaglia d’oro nella Gara di Slalom Gigante ai Campionati Mondiali Militari degli Sport Invernali; Giovanni Salvador che ha dovuto fare i conti con un’improvvisa cecità, oggi cammina e corre guidato da Stefano; infine SuperSimo Family, associazione di promozione sociale nata intorno a Simone Menin, disabile dalla nascita, che insieme alla sorella Beatrice pratica ogni tipo di sport, soprattutto sci e corsa.

 

Storie di atleti accomunate dalla forza d’animo: quella di chi, se una strada si blocca, ne imbocca un’altra e, se una strada non c’è, ne apre una nuova: «Il mondo è pieno di belle opportunità, basta guardarsi attorno e non chiudersi in se stessi». Lo dice uno che con gli occhi non ci vede più, eppure sente questa fiducia che lo porta a uscire, esplorare, imparare, correre.

 

Certo non è facile. Il punto è: che cosa mi muove? che cosa mi spinge?

Il mio posto nel mondo” è il titolo scelto, non a caso, per questo incontro; vale a dire, per cosa sono disposto a fare fatica?

 

«Hai trovato il tuo posto nel mondo quando stai bene con te stesso – dice Davide ai ragazzi – perciò sei disposto a fare fatica e la fatica diventa bella». «Se senti dentro di te una passione, quella è musica: falla risuonare e gli altri balleranno con te – incalza Damiano – Nessun altro posto è giusto per te se non quello che tu ti crei a partire dalla tua passione insieme con gli altri».

 

«Il nostro posto nel mondo è il mondo stesso – sottolinea Beatrice – Ogni tanto ci sentiamo pesci fuor d’acqua, ma questo capita a tutti, e guai se non capitasse! Non rimanete imprigionati nella zona di confort: è una trappola, perché non vi permette di esplorare, di scoprire, di mettervi in gioco, di conoscervi e di scoprire le possibilità che avete». «Far parte del mondo vuol dire anche prendere con ironia le cose che ci accadono» soggiunge Giovanni, che non manca di raccontare aneddoti divertenti legati alla sua cecità.

 

Le diverse esperienze convergono nell’invito a essere inclusivi e a far crescere l’inclusività, perché se è vero che negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso il mondo della disabilità, molto resta ancora da fare. Il mio posto nel mondo allora lo posso trovare anche ponendomi la domanda: “io sono accogliente?”. Non bastano le strutture: sono le persone a rendere i luoghi inclusivi! Perciò, dice Beatrice ai ragazzi, «Oltre a tenere aperta la vostra mente, tenete aperto il vostro cuore: ogni persona ha la sua storia, e il bello delle storie è che si possono raccontare e condividere, provando empatia. La disabilità capita, può capitare con la nascita o con un incidente. Sapere che nel mondo c’è qualcuno che non ha paura di ciò che è diverso e che accoglie e non allontana, questo fa la differenza. Vi è mai capitato di avere un pacco di libri in mano e qualcuno vi apre la porta? È una gentilezza che vi viene fatta non per dovere. Ecco, quello importa: importa quello che c’è dentro di voi e che vi spinge naturalmente a fare per davvero qualcosa di concreto per gli altri».

 

Gli alunni del Balbi, dopo questa preziosa lezione in palestra, si sono avvicinati agli atleti per chiedere autografi, perché così sono apparsi ai loro occhi: campioni nello sport, ma soprattutto campioni nella vita. Insieme ai nomi, ciascun ragazzo si è portato a casa uno sguardo diverso, una consapevolezza nuova, e magari anche un po’ più di fiducia e un po’ più di coraggio.

 

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